"Le 5 giornate di sciopero degli autisti dell'Amt che hanno paralizzato Genova dimostrano che non solo i diretti interessati, ma la città tutta è contraria alle privatizzazioni, che in questi ultimi anni hanno dimostrato un notevole peggioramento di servizi statali già carenti. La vicenda dimostra che alla fine la lotta paga, se è vero che la privatizzazione è stata rigettata, ma la vicenda con la sua conclusione in rissa dell'assemblea e il distacco tra lavoratori e dirigenze sindacali, dimostra la inadeguatezza degli attuali sindacati vigenti, compresi i cosiddetti "autonomi" e dimostra una totale mancanza di pratica democratica sia nei sindacati, che nella società civile. Abbiamo bisogno di altri sindacati più rappresentativi e più vicini ai lavoratori, sindacati guidati dai lavoratori stessi e non da dirigenti a vita, che alla fine sono piu' o meno legati alla casta politica egemone nel paese. La inadeguatezza degli odierni sindacati a portare avanti lotte avanzate dimostra tutta la loro subalternità al quadro politico vigente. La vicenda dell'Amt dimostra che prima di intraprendere lotte dure e sacrosante si deve avere rappresentati adeguati a tali lotte, in modo che i sacrifici dei lavoratori in lotta non vengano vanificati dai comportamenti ambigui di chi, pur facendo parte delle dirigenze sindacali, ha un piede in due scarpe e alla fine fa il gioco piu' o meno subdolo della controparte. La vicenda è chiara nell'attuale situazione di crisi basta uno sciopero prolungato non regolamentato per accendere una prateria di malcontento popolare diffuso contro chi ci governa, sia di destra che di sinistra, e se si tira ancora un po' la corda i nodi verranno al pettine e la prateria potrebbe incendiarsi. E' cio che teme questa classe politica in coma profondo che neppure le sceneggiate comiche di un Grillo di turno potranno salvare. Ecco il volantino interessante di un piccolo gruppo sindacale di base cittadino, che riporta le cose come stanno e di cui ne condividiamo le affermazioni.
Circolo Culturale Proletario di Genova"
Sin.Base
- COMUNICATO -
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AMT:
la vittoria delle “istituzioni” e del sindacalismo
concertativo, sorretto e supportato da quello autonomo,
non li illuda: è solo l'inizio della ripresa dell'autonomia ed
indipendenza del movimento operaio tutto.
Alla fine della quinta giornata di sciopero dei lavoratori AMT di Genova, volenti o
nolenti, i lavoratori hanno dovuto riprendere il lavoro ed in serata, anche se non
totalmente, i mezzi hanno ripreso a circolare.
La contestata assemblea, iniziata con la dichiarazione dei mai tanto unitari CGIL,
CISL, UIL, UGL e FAISA-CISAL, che la votazione sull'«accordo» raggiunto il giorno
prima solo in tarda serata, che quindi nessuno aveva letto, si sarebbe svolta nelle
modalità decise dall'assemblea stessa.
Data lettura del testo dell'accordo sono iniziati gli interventi pro o contro il testo
dell'accordo che, in sostanza, rappresentava nient'altro che la riproposizione
dell'accordo del 7 maggio scorso che il sindaco genovese, non ha rispettato non
versando 4 milioni circa nelle casse dell'azienda, pretendendo poi altri sacrifici a carico
dei lavoratori, pretesa da cui è nata la protesta dei lavoratori AMT.
Ma dopo 5 giorni di sciopero totale, superato ogni timore della repressione istituzionale
(le sanzioni a carico dei lavoratori), molti lavoratori, troppi secondo gli
autonomoconcertativi, si aspettavano ben altro che la riproposizione del disatteso
accordo del 7 maggio pur con l'«impegno» (un altro!!) istituzionale a reperire i soldi
che il sindaco voleva risparmiarsi.
Così, mentre il fronte del SÌ, era soddisfatto del risultato colto dall'azienda, il
fronte del NO, pretendeva non solo che non fossero imposti altri sacrifici ai
lavoratori (cosa che l'«accordo» chiarisce solo a parole), ma che fosse pagato
almeno il costo sostenuto con lo sciopero delle cinque giornate: macché, niente,
l'«accordo» per i lavoratori non prevedeva, né prevede né prevederà niente!!!
È così che gli autonomoconcertativi hanno concluso l'assemblea facendo spostare alla
sinistra del palco i contrari e a destra i favorevoli all'accordo. Lo spostamento dei
rispettivi schieramenti non era ancora terminato (molti dei contrari non si erano
neanche mossi) che il rappresentante della FAISA decretava la vittoria del SÌ e dopo
una “lite bagascia” con i contrari, in compagnia dei suoi “compagni di merenda”,
abbandonava la sala della CULMV (chi l'ha vista???).
Ma non finisce qui!!
Gli autonomoconcertativi hanno solo maldestramente vinto una partita ma
dimostrando di essere quello che sono, perdendo la faccia, ora possono
anche perdere il campionato. Sta ai lavoratori, stracciando le loro tessere,
riorganizzarsi in un sindacato vero, indipendente da ogni miraggio
parlamentaristico, da ogni isolamento “autonomo” solo di facciata.

st in prop 21/11/13